venerdì 20 dicembre 2013
mercoledì 18 dicembre 2013
Destinazione Italia: focus su tagli alle bollette e opere pubbliche
Il risparmio dei costi elettrici e' stimato in circa 850 milioni di euro. Finanziamenti a progetti immediatamente cantierabili, Expo 2015 e metropolitana di Napoli, promozione della bonifica dei siti inquinati.
Il Consiglio dei ministri ha approvato venerdì scorso il decreto legge contenente interventi urgenti di avvio del Piano “Destinazione Italia”, per il contenimento delle tariffe elettriche, gas ed rc auto, per l’internazionalizzazione, lo sviluppo e la digitalizzazione delle imprese (leggi qui) nonché misure per la realizzazione di opere pubbliche ed Expo 2015.
Sul fronte delle disposizioni per la riduzione di costi gravanti sulle tariffe elettriche, viene introdotto un sistema incentivante opzionaleofferto ai produttori di energia elettrica rinnovabile, per gli indirizzi strategici dell’energia geotermica ed in materia di certificazione energetica degli edifici e di condomini. Il risparmio è quantificato in circa 850 milioni di euro.
Nel dettaglio, il ministro dello Sviluppo economico,Flavio Zanonato, ha spiegato che il decreto interviene su tre aspetti per quanto riguarda la riduzione del costo dell'energia elettrica. Si tratta di "un intervento molto significativo sul costo delle bollette. La prima misura prevede la possibilità volontaria dei produttori di energia rinnovabile di avere un contributo ridotto, allungato però di 7 anni". L' operazione, sottolinea il ministro, "e' volontaria e quindi il contributo alle rinnovabili, sia nel fotovoltaico che nell' eolico, anziché avvenire in 15 o 20 anni avviene in un periodo allungato di 7 anni e questo determina una riduzione" del peso sulla bolletta elettrica dell’ordine di circa 700 milioni. "Altri 150 milioni di risparmi - ha spiegato il ministro - si conseguono attraverso una misura complessa che si chiama ‘ritiro dedicato’ e infine è stata apportata anche una modifica della tariffa bioraria”.
In materia di Expo 2015 e di opere pubbliche , il decreto “Destinazione Italia” prevede la revoca di assegnazioni del Cipe relative a interventi che non sono stati avviati, per un importo di 165,390 milioni di euro, che vengono destinati per 53,2 milioni a progetti cantierabili relativi allo svolgimento di Expo 2015, cui vengono destinati ulteriori 42,8 milioni, per un ammontare complessivo pari a 96 milioni e per 45 milioni ad opere per l’accessibilità ferroviaria Malpensa-terminal T1-T2. Le residue disponibilità sono destinate a interventi immediatamente cantierabili finalizzati al miglioramento della competitività dei porti italiani e dell’efficienza del trasferimento ferroviario e modale all’interno dei sistemi portuali, cui vengono destinati le disponibilità derivanti dai fondi statali trasferiti alle autorità portuali, che poi vengono revocati e riassegnate nel limite di 200 milioni per il 2014. Inoltre si autorizza il comune di Napoli a contrarre mutui per la realizzazione della linea 1 della metropolitana, in deroga alle disposizioni in materia di riequilibrio finanziario pluriennale.
Per promuovere il riutilizzo produttivo dei siti inquinati di interesse nazionale da bonificare, individuati dal ministero dell’Ambiente, suscitando investimenti superiori a 1,3 miliardi di euro, si introducono facilitazioni procedurali e benefici fiscali per i soggetti che partecipano al relativo accordo di programma, che sono tenuti indenni dalle responsabilità per l’inquinamento fermo restando il rispetto del principio “chi inquina paga”, mantenendo quindi tutte le responsabilità di chi ha inquinato in relazione agli interventi di messa in sicurezza, bonifica e ristoro dei danni.
martedì 17 dicembre 2013
L'affitto non si paga piu' in contanti
Lo stabilisce un emendamento sull'obbligo di utilizzo di mezzi tracciabili approvato dalla Commissione Bilancio della Camera il 12 dicembre 2013.
La commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento alla legge di stabilità che vieta il pagamento degli affitti incontanti, compresi quelli per le vacanze.
Ecco il testo dell’emendamento:
3-bis. All'articolo 3, comma 2, primo periodo del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, dopo il comma 10 inserire il seguente: «Per assicurare il contrasto all'evasione fiscale nel settore delle locazioni abitative e l'attuazione di quanto disposto dai commi 8 e 9 sono attribuite ai Comuni, in relazione ai contratti di locazione, attività di monitoraggio anche previo utilizzo di quanto previsto dall'articolo 1130 Codice Civile, primo comma, n. 6), in materia di registro di anagrafe condominiale e conseguenti annotazioni delle locazioni esistenti in ambito di edifici condominiali».
3-ter. All'articolo 12 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, dopo il comma 1 aggiungere il seguente:
«1-bis. In deroga a quanto stabilito dal comma 1, i pagamenti riguardanti canoni di locazione di unità abitative, fatta eccezione per quelli di alloggi di edilizia residenziale pubblica, devono essere corrisposti obbligatoriamente, quale ne sia l'importo, in forme e modalità che escludendo l'uso del contante e ne assicurino la tracciabilità anche ai fini della asseverazione dei patti contrattuali per l'ottenimento delle agevolazioni e detrazioni fiscali da parte del locatore e del conduttore».
Bonus mobili, gli arredi devono costare meno della ristrutturazione
Emendamento al ddl Stabilità 2014: no alla detrazione del 50% sull’acquisto di arredi più costosi dei lavori.
Il Bonus Mobili non potrà essere concesso se il prezzo degli arredi supera quello della ristrutturazione. È quanto stabilito da un emendamento al ddl di Stabilità per il 2014, approvato dalla Commissione Bilancio della Camera.
Chi effettua interventi di ristrutturazione può usufruire della detrazione del 50% anche sull’acquisto di arredi ed elettrodomestici. In questo caso, come spiegato nella miniguida dell'Agenzia delle Entrate, per poter usufruire dell’agevolazione la spesa non deve superare i 10 mila euro.
L’emendamento introduce ora una nuova condizione correlando il prezzo delle ristrutturazioni a quello dei mobili. Per fare un esempio, non si potrà chiedere l’agevolazione massima sui mobili se l’intervento di ristrutturazione è costato meno di 10 mila euro.
L’emendamento completa il quadro tracciato dalla Legge di Stabilità, che proroga al 2014 le detrazioni del 50% sulle ristrutturazioni e il Bonus Mobili.
In base al ddl di Stabilità, le spese per le ristrutturazionisostenute nel 2014 continueranno ad essere agevolate con una detrazione Irpef del 50% e il tetto di spesa agevolabile resterà fermo a 96 mila euro.
Nel 2015 la detrazione fiscale calerà al 40%, ma il tetto di spesa continuerà ad essere 96 mila euro. A partire dal 2016, invece, il bonus tornerà all’aliquota ordinaria del 36% e il tetto di spesa scenderà a 48 mila euro.
L’emendamento introduce ora una nuova condizione correlando il prezzo delle ristrutturazioni a quello dei mobili. Per fare un esempio, non si potrà chiedere l’agevolazione massima sui mobili se l’intervento di ristrutturazione è costato meno di 10 mila euro.
L’emendamento completa il quadro tracciato dalla Legge di Stabilità, che proroga al 2014 le detrazioni del 50% sulle ristrutturazioni e il Bonus Mobili.
In base al ddl di Stabilità, le spese per le ristrutturazionisostenute nel 2014 continueranno ad essere agevolate con una detrazione Irpef del 50% e il tetto di spesa agevolabile resterà fermo a 96 mila euro.
Nel 2015 la detrazione fiscale calerà al 40%, ma il tetto di spesa continuerà ad essere 96 mila euro. A partire dal 2016, invece, il bonus tornerà all’aliquota ordinaria del 36% e il tetto di spesa scenderà a 48 mila euro.
lunedì 16 dicembre 2013
Via libera del Governo alla legge contro il consumo di suolo
Nel testo anche il risanamento dei centri storici, Ministro Orlando: necessario ora incentivare il recupero del patrimonio edilizio.
Costruire solo riutilizzando il patrimonio esistente. È questo il must del disegno di legge sul contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato, approvato in Consiglio dei Ministri.
Come spiegato dal Ministro per le Politiche Agricole, Nunzia De Girolamo, e dal Ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, la norma cerca di ottenere un risparmio di suoloripristinando un equilibrio tra l’eccessiva cementificazione, che aggrava il dissesto idrogeologico, e la scarsità di terreni destinati all’agricoltura.
Per questo motivo la norma prevede che i terreni che usufruiscono di aiuti di Stato potranno essere utilizzati solo per uso agricolo, mentre saranno concessi incentivi agli interventi di recupero del patrimonio rurale. Allo stesso tempo, il ddl definisce come agricoli tutti i suoli destinati all’agricoltura, a prescindere dal fatto che vengano realmente coltivati.
Il ddl prevede inoltre il risanamento di complessi edilizi situati nei centri storici e interventi di qualificazione dell'ambiente e del paesaggio che abbiano come obiettivo anche la messa in sicurezza delle aree esposte a rischio idrogeologico, soprattutto di quelle più esposte a eventi meteorologici estremi.
Per controllare il rispetto della norma, sarà istituito un Comitato interministeriale col compito di monitorare il consumo di superficie agricola e realizzare ogni anno un rapporto a livello nazionale. Al Ministero delle Politiche agricole sarà inoltre istituito un registro dei Comuni virtuosi, che al consumo di suolo preferiranno il riuso.
Secondo il Ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo, il decreto rappresenta un cambio di mentalità verso un'edilizia di riuso e rigenerazione, che possa far muovere l'economia senza un ulteriore impatto sull'ambiente e sulle attività agricole.
Per il Ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, la norma apre a uno scenario in cui si potrà costruire solo se prima si dimostra che si è riutilizzato il patrimonio esistente. Attorno a questo paletto il Ministro orlando prevede una serie di interventi per incentivare realmente e rendere convenienti gli interventi di recupero.
Giudizio positivo anche dal Cnappc, Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, che ora spera in un’accelerazione sulle politiche di rigenerazione urbana sostenibile.
Ricordiamo che la prima versione del ddl sul risparmio di suolo è stata approvata dal Consiglio dei Ministri lo scorso giugno. Secondo le Regioni, il testo presentava però una scarsa visione di insieme e non rispettava le competenze legislative regionali, che avrebbero potuto bloccare gli strumenti urbanistici vigenti.
venerdì 13 dicembre 2013
Crollo delle partite Iva: -415.000 dal 2008 a oggi
Particolarmente critica la situazione in Sardegna e in Calabria. Sulle micro imprese pressione fiscale media attorno al 50%.
Tra il 2008, anno di inizio della crisi, e settembre di quest’anno hanno chiuso l’attività ben 415.000 partite Iva. I più colpiti sono stati i lavoratori in proprio, ovvero gli artigiani, i commercianti e gli agricoltori: infatti, nello stesso periodo sono diminuiti di 345.000 unità.
In quasi sei anni di crisi economica, la variazione dell’occupazione degli indipendenti è stata del -7%. Nel medesimo periodo, per ogni cento lavoratori autonomi, quasi 8 hanno chiuso i battenti. A denunciare lo stato di difficoltà del mondo del lavoro autonomo e delle micro imprese è la Cgia.
“A differenza dei lavoratori dipendenti – fa notare ilsegretario Giuseppe Bortolussi – quando un autonomo chiude l’attività non dispone di alcuna misura di sostegno al reddito. Ad esclusione dei collaboratori a progetto che possono contare su un indennizzo una tantum, le partite Iva non usufruiscono dell’indennità di disoccupazione e di alcuna forma di cassa integrazione o di mobilità lunga o corta. Spesso si ritrovano solo con molti debiti da pagare e un futuro tutto da inventare”.
Una situazione di difficoltà, ricordano dalla Cgia, che, purtroppo, ha mantenuto la pressione fiscalemedia a carico di queste piccolissime realtà attorno al 50%. “In proporzione – prosegue Bortolussi – la crisi ha colpito in maniera più evidente il mondo delle partite Iva rispetto a quello del lavoro dipendente. In termini assoluti, la platea dei subordinati ha perso 565.000 lavoratori, mentre in termini percentuali è diminuita solo del 3,2%, con una quota del numero dei posti di lavoro persi sul totale della categoria pari al 3,3%. Tassi, questi ultimi, che sono meno della metà di quelli registrati dai lavoratori indipendenti”.
Analizzando tutti i profili professionali che costituiscono il cosiddetto popolo delle partite Iva, si nota che la contrazione più significativa è avvenuta tra i lavoratori in proprio: vale a dire tra gli artigiani, i commercianti e gli agricoltori. In questi ultimi cinque anni e mezzo sono diminuiti di 345.000 unità, pari ad una contrazione del 9,6%. Analogamente, gli imprenditori, vale a dire i soggetti a capo di attività strutturate con dipendenti, sono diminuiti di 35.000 unità (-12,4%).
Le uniche categorie che hanno registrato risultati positivi sono stati i soci delle cooperative (+2.000 unità, pari al +4,4%) e, soprattutto, i liberi professionisti. Il numero degli iscritti agli ordini e ai collegi professionali sono aumentati di 115.000 unità (+9,8%).
“La tendenza positiva fatta segnare dai liberi professionisti – conclude Bortolussi – potrebbe essere riconducibile sia all’aumento del numero di coloro che hanno deciso di mettersi in proprio non avendo nessun’altra alternativa per entrare nel mercato del lavoro, sia all’incremento delle cosiddette false partite Iva. In riferimento a quest’ultimo caso, ci si riferisce, ad esempio, a quei giovani che in questi ultimi anni hanno prestato la propria attività come veri e propri lavoratori subordinati, nonostante fossero a tutti gli effetti dei lavoratori autonomi. Una modalità, quest’ultima, molto praticata soprattutto nel Pubblico impiego”.
Infine, segnala la Cgia, a livello territoriale è stata la Sardegna a registrare la caduta occupazione più forte tra gli autonomi (-15%). Male anche la Calabria (-13,1%) e la Valle d’Aosta (-12,5%). Segno positivo, invece, solo per il Veneto (+0,4%) e l’Abruzzo(+0,9%).
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