Permangono dubbi e perplessità.
Riforma Catasto, ormai – teoricamente - ci siamo e l’interrogativo più diffuso riguarda come si arriverà a determinare i nuovi valori.
In primis ci si adeguerà alla realtà del mercato e l'identificazione dei valori di vendita e di locazione degli immobili avverrà sulla base dei metri quadrati e non più dei vani catastali (il cui numero non è sempre collegabile a quello degli ambienti in cui è suddiviso l'immobile perché comprende anche pertinenze e spazi comuni e la cui dimensione è variabile).
La determinazione dei valori partirà da funzioni statistiche, secondo il disegno di legge, «atte ad esprimere la relazione tra valore di mercato, la localizzazione e le caratteristiche edilizie dei beni per ciascuna destinazione catastale e per ciascun ambito territoriale anche all'interno di uno stesso comune».
Dunque la base del calcolo saranno i valori dell'osservatorio del mercato immobiliare redatto dall'Agenzia delle Entrate, che suddividono i comuni in zone omogenee e che già forniscono valori di vendita e locazione a metro quadrato.
Il valore delle singole unità immobiliari sarà rideterminato applicando coefficienti in funzione delle caratteristiche dell'immobile.
Un sistema meno iniquo, almeno sulla carta di quello attuale, con rendite catastali che spesso appaiono attribuite a caso, ma che presenta alcune criticità. La prima è che un criterio base per determinare il valore di mercato dell'immobile è lo stato di manutenzione che tuttavia nessuna stima teorica può determinare a priori. La seconda è che il sistema rischia di rivelarsi molto rigido anche se è previsto un sistema di concertazione per cui i coefficienti saranno decisi dai comuni in accordo con le associazioni dei proprietari.
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